mercoledì 22 aprile 2009

Recensioni - Sigur Ros (Ágætis Byrjun)

Ágætis Byrjun: 72 minuti di musica? No, questa non è musica, ma terra e cielo, fuoco e ghiaccio, archi e chitarre elettriche, piano ed elettronica che si fondono in un’alchimia magica che ti rapisce il cuore togliendoti il respiro. Se anche vedessi questi quattro islandesi di fronte a me non crederei alla loro presenza, piuttosto scorgerei in loro degli elfi che ci rendono partecipi dell’armonia celeste!
E’ inutile ricercare influenze, cercare di ricostruire dettagliatamente queste dieci gemme, ipotizzare un genere di riferimento. Questa è musica moderna e antica, ancestrale ed elettronica, questa è la purezza incontaminata che è ancora possibile ritrovare nella loro terra di ghiacciai e vulcani, laghi e cascate e nel nostro abisso interiore che è il cantato quasi infantile di Jonsi Birgisson. Non si può immaginare nulla di così delicato dell’arpeggio della title-track che si confonde col pianoforte, eppure è una delicatezza che ti sfonda il cuore e nelle vene il sangue si fa bollente! Il cantato evocativo di Ný Batterí, che si dimena tra elettronica e strumenti da camera a metà tra jazz e leggende nordiche, gli squarci elettrici che come lampi cercano di interrompere le ricche partiture orchestrali in Hjartað Hamast, la tempesta ellettrico-sinfonica preceduta dalla purezza del piano in Viðrar Vel Til Loftárása: tutto concorre a rendere quest’opera essenziale e necessaria per qualsiasi essere umano in cerca di emozioni che colorino la propria vita.
So già che il cd non uscirà mai dal lettore e, se lo farà, accadrà perchè queste sinfonie così fuori e dentro il tempo, quella voce simile al vagito del feto-alieno della copertina saranno ormai parte di me, perchè mi avranno marchiato per sempre. Consigliatissimo per orecchie non superficiali e disposte a lasciarsi andare all’incanto, e ad ascolti ripetuti a volume non gradito ai vicini.

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